VACANZE 2015

Progettate  e vissute “in missione”, lungo i marciapiedi, le panchine e i panettoni di cemento che stanno ad indicare dei limiti di percorso; in località ariosa e vivace, multietnica e precisamente, alla Stazione centrale di Brescia.   Vacanze sicure, sempre vigilati, come i tanti passeggeri che vanno e che vengono e che si muovono in quel pezzo di suolo pubblico, dalla Polizia ferroviaria, dalla Polizia di Stato e dalla Polizia locale. E dall’alto, per completare la sicurezza, le telecamere sempre accese sopra la nostra testa.
Quindi vacanze tutte in regola, ma quasi tutti senza documenti e senza fissa dimora, solo i cani avevano il numero di riconoscimento al collare. I diversi panettoni di cemento sembravano proprietà privata,  perché su ciascuno avremmo potuto scriverci un nome, quasi un mini locale preso in affitto per le 24 ore della giornata. Seduti sugli stessi si dipana tutta una vita: si mangia, si riposa, si dorme, si prende l’aria, si prende il sole, si prende la pioggia; si piange e si ride; s’intessano relazioni e amicizie, si trasmettono parole di speranza…
In mezzo a questo scenario, con una spesa, all’insegna di nessuna stella, ma spesso sotto un sole cocente, abbiamo vissuto i mesi di giugno luglio e agosto.  Specie per il mese di agosto, quasi unici superstiti volontari  sopravissuti alla calura estiva, senza mollare ogni impegno, quando le circostanze sollecitano a fare di più, ad esserci con il vero spirito del Buon Samaritano. Così tra un panino e l’altro, un pezzo di focaccia, un frutto fresco, uno yogurt gustoso, una briosch, tutto  ammorbidito da un buon bicchier di thè fresco al limone, rinfrescante e vitaminico, hanno preso forma le “Vacanze- edizione speciale-2015”
Ci siamo dovuti dar da fare anche per aver sempre provviste nel nostro guardaroba che ha posto nel baule della macchina, perché le diverse “charitas” che riforniscono, normalmente, hanno incollato rigorosamente sulle loro porte:” chiusi per ferie” . Quindi il tuo indumento sporco, rotto, a volte indecente, te lo tieni addosso  fino alla nuova apertura.  Ma non è stato così, perché l’abbigliamento da riciclo si è trovato e il famoso rasoio “Bic”, usa e getta, è sempre  a nostra disposizione, perciò ogni richiesta viene evasa. Altrimenti, altro che barboni…!.                                                               

Una particolare umanità sofferente che, a motivo di difficoltà che tutti conosciamo, viene a trovarsi in mezzo a noi, si riconosce subito: hanno un volto solcato dal dolore, dalle privazioni, dalle separazioni, dalla sopravvivenza incerta…ed altro ancora che viene gelosamente custodito nei loro cuori. A fronte di tutto questo cumulo di bisogni, siamo stati circondati da tanta solidarietà, per far vivere un’estate, con quella ilarità, quasi infantile, a quanti si muovono, ormai da tempo attorno a noi, desiderosi  di scoprire, cosa offre nel nuovo giorno, il menù alla “Fantasia della provvidenza”. Infatti, si è potuto essere riforniti di tutto un po’ e così, poter soddisfare ogni palato. Consumando il tutto in lieta armonia, di chi gode di quel poco che può avere, ma  che sa donato col cuore. Tengo a sottolineare che questa quotidiana accoglienza di strada è stata possibile per la disponibilità piena di un piccolo drappello di volontari, fedelissimi in tutte le stagioni, di mattina o di sera, col freddo o col caldo, che sanno donarsi tanto, spinti dalla convinzione e ancor più, dall’assimilazione della “carità, non quella asettica, indifferente, tiepida o imparziale, ma quella che contagia, che appassiona, che rischia, che coinvolge” (Papa Francesco). Infatti, non ci sono vacanze per la carità. Chi batte bandiera in quest’area, deve sapersi organizzare e rendersi conto che le esigenze primarie, sono di tutte le stagioni, sono per tutti mesi dell’anno. Diversamente il nostro servizio sa di funzionari  allo sportello: dal giorno..al giorno; dall’ora…all’ora, non di carità evangelica, ma un tranquillante per le coscienze.

“La carità è una scelta di vita, è un modo di essere, di vivere”;
è ancora papa Francesco a ribadirlo.
Quanto a me, Ancella della Carità, in questo contesto, sono chiamata a vivere con sollecitudine, il Carisma che mi è proprio, quello appunto della CARITA’,  definendo questo servizio “il Pronto intervento di S. M.Crocifissa” nel tempo, la quale afferma che l’Ancella è venduta alla carità e chi opera con l’Ancella deve farsi carico di questa espropriazione…
Ormai, per tutti noi che da tanti anni facciamo questo servizio  a fratelli che vivono nel disagio, specie in alcune zone tipiche della città, questi luoghi sono diventati  come la nostra “seconda casa”, senza la tassa dell’IMU. Sono diventati  impegno “per dare voce a chi non ha voce”; a dare umanità, non dico agli invisibili, ma più ancora, agli inesistenti, tante sono le loro privazioni…e ciò non è sempre facile. Richiede convinzioni, conoscenze, forza d’animo, perché la carità abbia il sopravvento.
Ancora una volta, convinti  che qui Gesù ci ha convocati per questa estate 2015, perché ci sforzassimo  di dare un volto più umano, più sociale e nei limiti del possibile, più evangelico all’estate bresciana, per quanti circolano nella stazione centrale e dintorni, in cui si rivela essere sempre più luogo d’incontro, di mutuo soccorso, specie per chi non ha tetto, non ha letto, non ha legami di parentela.

Un piccolo aneddoto a conclusione.
Ore 8.00 – E’ l’ora della colazione, sotto un grande albero;siamo sul piazzale della stazione. Un giovane eritreo, venuto dalle carrette del mare, è seduto come al solito sul marciapiede, per tavolo le sue ginocchia. Dopo un dialogo con un volontario, veramente  serrato, per raccontare  quanto gli è passato sotto gli occhi e sulla pelle,  nello spazio tra un boccone e l’altro, ebbe ad esclamare soddisfatto: “Grazie. Ora ho mangiato, posso star bene tutto il giorno. Non ho bisogno di altro. Grazie della vostra amicizia”. L’affermazione è giunta agli orecchi  di tutti  i volontari presenti e ci ha commosso. Quanto poco basta per dare la forza ad un fratello di continuare a vivere…
Un piccolo evento per farci capire che l’essenziale è invisibile agli occhi. Quello sconosciuto ha manifestato tutta la sua riconoscenza, per essere stato nutrito, ma prima ancora accolto, ascoltato e quindi rinforzato per proseguire  il suo cammino di profugo, con nessuna identità sociale…ma fatto oggetto delle nostre attenzioni perché la sua vera identità è quella di “figlio di Dio”.
 

             

                                    GIUGNO LUGLIO AGOSTO 2015



                                                            FEBBRAIO 2015

 

                                                             GENNAIO 2015

Carissimi Volontari, Amici, Simpatizzanti,

Dopo aver vissuto il tempo forte del Natale, saremo certo usciti tutti più buoni e desiderosi di aprirci con tutto quello che siamo e che possiamo per vivere in particolare alcune PAROLE di “PAPA FRANCESCO”.
Egli, come un ritornello di un padre buono, continuamente  ce le risuona  all’orecchio,  perché arrivino al cuore  e, di conseguenza, passino nella vita.

 In questo mese ci ha mandato due grandi e forti messaggi, uno per la
“giornata mondiale della Pace”:  “NON PIU’ SCHIAVI, MA FRATELLI”.

 Un secondo  per la
“giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato”:“CHIESA SENZA FRONTIERE, MADRE DI TUTTI”.

 

Per quanto riguarda il 1° messaggio, sottolineiamo solo un piccolissimo riassunto dello stesso, perché ci resti bene in mente e ci faccia agire di conseguenza.

Papa Francesco si esprime così:  La globalizzazione dell’indifferenza che oggi pesa sulle vite di tante sorelle e di tanti fratelli, chiede a tutti noi di farci artefici di una globalizzazione della solidarietà e della fraternità che possa ridare loro la speranza e far loro riprendere con coraggio il cammino attraverso i problemi del nostro tempo e le prospettive nuove che esso porta con sé e che Dio pone nelle nostre mani”…..

 

Per questo lancio un pressante appello a tutti gli uomini  e le donne di buona volontà e a tutti coloro che, da vicino o da lontano… sono testimoni della piaga della schiavitù contemporanea di non rendersi complici di questo male, di non voltare le spalle di fronte alle sofferenze di fratelli e sorelle in umanità, privati della dignità e della libertà, ma di avere il coraggio “di toccare la carne sofferente di cristo” che si rende visibile attraverso i volti innumerevoli di coloro che Gesù chiama ”questi miei fratelli più piccoli ”(Mt25,40-45).”

 

 

Nel 2° messaggio
Papa Francesco così ci scrive:

“Cari fratelli e sorelle!

...Missione della Chiesa, pellegrina sulla terra e madre di tutti…allarga le sue braccia per accogliere tutti i popoli, senza distinzioni e senza confini per annunciare a tutti  che “Dio è amore” (1 Gv 4,8.16)…

Fin dall’inizio la Chiesa è madre dal cuore aperto sul mondo intero, senza frontiere…

Il Mandato di Gesù ai suoi discepoli copre ormai due millenni di storia…pertanto, la Chiesa  senza frontiere, madre di tutti, diffonde nel mondo la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, secondo la quale nessuno va considerato inutile, fuori posto o da scartare…

Qui s’innesta la vocazione della Chiesa a superare le frontiere e a favorire “il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione ad un atteggiamento che abbia alla base la ‘cultura dell’incontro’, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno”.

Il coraggio della fede, della speranza e della carità permette di ridurre le distanze che separano dai drammi umani.

 

Gesù Cristo è sempre in attesa di essere riconosciuto nei Migranti e nei Rifugiati, nei profughi e negli Esuli e anche in questo modo ci chiama a condividere le risorse , talvolta a rinunciare a qualcosa del nostro acquisito benessere…

 

Alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione, in modo da umanizzare le condizioni dei migranti.

Nel medesimo tempo, occorre intensificare gli sforzi per creare le condizioni atte a garantire una progressiva diminuzione delle ragioni che spingono interi popoli a lasciare la loro terra natale a motivo di guerre  e carestie, spesso l’unica causa delle altre…”

I pochi appunti sopra riportati penso siano più che sufficienti per impegnarci a pregare un poco di più, per riflettere pure, con maggiore serietà, su fenomeni che ormai chiamano in causa tutti, per fare tutto ciò che ci è possibile, perché la globalizzazione della carità e della cooperazione, come cristiani, ci interpella in maniera straordinaria.
Non possiamo in nessun modo dichiararci assenti  o impossibilitati a fare qualcosa.

                                                             OTTOBRE 2014


Riprendiamo il nostro appuntamento, per piccole ma significative comunicazioni, inviando quindi una breve ma sentita testimonianza, al mio rientro dall’esperienza missionaria in Benin....

  

Tre mesi a NADOTA’- Benin (Africa)

 

Tre mesi a livello di tempo, tre anni come intensità, perché ogni minuto era peso oro e la continuità nel tempo era carico di avvenimenti, d’incontri, di visite, di scoperte, di fatiche, di gioie, di cose veramente da far stupire, da commuovere, da far riflettere, da far elevare la mente e il cuore a Dio per un ringraziamento, per una domanda di perdono, per una richiesta di energie sempre nuove, per far fronte alle novità che di continuo ti capitava d’imbatterti.

Pertanto l’esperienza di questi mesi, per quanto, nel suo insieme, difficilmente spiegabile, perché talvolta difficile, talvolta impegnativa, a volte anche incomprensibile, umanamente pensando, è stata esaltante per un concatenarsi di motivi che l’hanno resa veramente singolare. E’ stata un’emozione forte, continua, carica di tanto bene ricevuto e donato, in modo molto semplice, ma sincero, costruttivo che per ciascuno certamente ha scritto un pezzettino di storia piacevole… proprio in questo spazio di tempo, in questo spazio geografico, in questo spazio umano.

Quello che in questo Paese d’Africa subito ti colpisce è la bellezza della natura, la grandezza faticosa del lavoro, il vociare dei bambini nella loro innocenza, i colori dei vestiti che danno veramente un tono di festa e di gioia, pur in mezzo alle mille difficoltà della sopravvivenza. Il  tono ritmato del tan-tan coinvolge poi tutti, piccoli e grandi e li fa danzare creando comunione, comunità, famiglia allargata e dà carica di vita…

Pertanto le attività della Parrocchia sono semplici e travolgenti: una quantità di bambini, dai più piccoli agli adolescenti, riempiono ogni giorno il grande prato antistante la Chiesa: punto d’incontro, sotto il grande mango che ci ripara dal cocente sole, per vivere la 3 jjj  jeux-joie, Jesus (specie di grest) e il gran vociare nel rientro a casa attraverso i tanti vialetti nei campi di mais. Concludeva la giornata una piccola merenda preparata e servita dai diversi animatori.

Ancora incantevole ho trovato la corale dei bambini, sostenuti dai loro tipici strumenti, guidati da una giovanissima ragazza, con il dono di una bella voce e di grande passione per la musica. Questa bellissima realtà mi ha dato un caloroso “benvenuta”, al mio arrivo a Nadotà. Non lo potrò dimenticare. E’ stato troppo commovente…..
Non manca la scuola di musica per i giovani; ha seguito la realizzazione di un film sulla Passione: gli attori sono tutti ragazzi e giovani della Parrocchia. La rappresentazione si è svolta tutta nei locali della Parrocchia, freschi ancora di cemento e di pittura, potremmo dire, ancora impregnati del sudore di quanti con tanta fatica fisica, hanno dato mano all’impresa..
In crescendo: ha preso vita la Caritas parrocchiale, la scuola di fede per gli adulti, la corale degli adulti. A completamento, la celebrazione  dei primi Sacramenti, coronati dal sacramento della Cresima che il Vescovo stesso ha voluto conferire.
Quello che ancora mi ha colpito è stato il far partire una Comunità Parrocchiale, là dove nulla ancora c’era, se non dei cristiani seriamente intenzionati a conoscere il vangelo, a viverlo nelle sue esigenza e nella sua bellezza, ad essere dei testimoni del Risorto, in quel piccolo spazio d’Africa. Ho riscontrato, in questa piccola porzione di chiesa, come l’entusiasmo delle prime comunità cristiane, fedeli seguaci dei loro maestri nella fede ed ora camminatori audaci verso la missione e la comunione, fortemente uniti nella carità. E tutto ciò, senza grandi strutture. Quando io sono giunta, la chiesa era poco più che quattro mura, con l’erba in terra e abbondante sabbia. Questa conteneva un tavolo per la celebrazione dell’Eucarestia, una quantità di panche dotate di una sola gamba e dall’altra parte, appoggiata su un mattone: attenzione a sedersi…un volo era assicurato. Ora a piccoli passi si avanza con il contributo di tutti i parrocchiani e di tanti amici che in terra bresciana hanno preso a cuore il progetto Brescia-Benin

Interessante poi è tutta la costruzione che è sorta per servire questa Parrocchia “sainte Trinité, di Nadotà-Benin  (Africa) e quanti, a diverso titolo, sono raggiunti dalla sensibilità di Don Mario, del tutto particolare per i poveri; per i piccoli non scolarizzati; per i minori sfruttati che si muovono fra enormi rottami di camion e di container, fra bidoni di carburante che ti bloccano il respiro, fra attrezzi sudici e lamiere contorte; per donne, al limite della sopravvivenza… per l’infanzia con handicap vari, impossibilitata ad avere interventi adeguati.






La struttura è stata costruita tutta a mano, mattone per mattone e tutto quanto è servito a renderla realtà abitabile. Un enorme impegno è stato lo scavo del pozzo, ad oltre 70 mt. per trovare l’acqua e la cisterna dell’acqua su un castello di 12 metri.  Tutto il servizio dell’acqua nella  Casa e della corrente elettrica è fatto attraverso i pannelli solari. Questa è pure una grande novità e mette la costruzione all’avanguardia, perché è liberata dal pagare le varie bollette che incidono anche là in maniera pesante.
Mi faccio interprete del pensiero di Don Mario  “per ringraziare tutti gli amici bresciani che hanno permesso di compiere imprese così semplici e così grandi in tempi davvero record…”

 

                                      Suor Maria Paola


Link al sito dell'associazione BresciaBenin http://www.bresciabenin.it

Suor Maria Paola scrive ...

 

 

Qui Nadotà (Benin - Africa)

 

Ho ormai superato il mese nella missione in Benin, presso il nuovo Centro Parrocchiale e d’accoglienza, fresco di vita e ancora in fase di completamento per i diversi lavori di rifinitura della struttura.
Nel suo insieme si presenta veramente una realizzazione  bella e funzionale, luminosa e spaziosa…
Stiamo piano piano, man mano che la Provvidenza ce lo permette, di provvedere all’indispensabile perché si possa realizzare quanto con essa si è a lungo pensato di fare, allo scopo di poter servire una Comunità di fratelli, desiderosi di crescere nella fede, nella conoscenza della Parola di Dio e nella carità.
E ancora più, servire i più poveri, perché sono quelli a cui, in terra di missione specialmente, colui che è mandato, è chiamato a servire con uno stile di predilezione... Detto questo avrei tante cose da comunicarvi, per rendere tutti partecipi, specie quanti, a diverso titolo, hanno reso possibile una realtà, mi sembra di  capire, un po’ invidiabile da queste parti… Infatti, ogni giorno ci sono visite di sacerdoti di altre Parrocchie e autorità varie per vedere la struttura.
Devo anche dire che stiamo bene, nonostante il caldo ed altre piccole difficoltà che con molta ilarità superiamo; che ci impegniamo a pregare, con liturgie sobrie ma che ci danno quella carica indispensabile  per vivere ogni giorno, innanzitutto il dono dell’Eucarestia , in mezzo a questa porzione di popolo di Dio, come meglio possiamo e poi per metterci nel solco della carità, come meglio il Signore ci suggerisce. 
Per quanto mi riguarda, devo dire che godo di una piacevole accoglienza. In diversi modi, mi fammi capire che per qualunque cosa io abbia bisogno, loro ci sono . Sovente mi domandano come mi trovo, come sto, se necessito di qualcosa. Ho un servizio macchina o servizio taxi moto, per provvedere a fare le spese di cui il Centro ha bisogno. Ma ancor più per far visita alle numerose famiglie , disperse  in località , abbastanza difficoltose da raggiungere, alle quali  Don Mario, senza fare pubblicità, sta vicino, provvedendo al cibo, ai medicinali  o bisogni vari, indispensabili alla sopravvivenza.
Questa è un’esperienza che non riesco a descrivere; è troppo toccante…soprattutto per quanto riguarda mamme sole, che vivono in tuguri, mi sembra, in qualche caso, al di sotto del livello delle bestie; con bimbi molto piccoli, affamati, denutriti, ma belli, gioiosi. Quando arrivo  nelle loro - diciamo abitazioni – i sprigiona una grande contentezza, una marea di bambini mi circonda, le mamme si sentono soddisfatte e come arrivasse loro una benedizione,  mi danno in braccio il loro neonato o poco più, perché lo baci e lo segni sulla fronte. Poi tutti in circolo, cantando” giro, giro tondo….” è il massimo. Quando faccio per andarmene, tutti intorno mi sollecitano ripetutamente: “Encore, ma Soeur…Ma il tempo è inesorabile e bisogna proseguire, perché la sera avanza e il rientro fra piccole strade in mezzo al granoturco o  fra i filari degli alberi di arance o di palme, ci offre un rilassante ritorno a casa, perché la natura è bella e ci aiuta a sentire, la piccola, ma forte esperienza fatta, in maniera meno pesante.
La preghiera di compieta che chiude la giornata, si carica così di ringraziamenti, di domande di perdono, per il molto ricevuto, il poco donato e per quanto ad altri siamo debitori.
Devo dire poi che la Parrocchia sta intraprendendo il suo cammino, fra le difficoltà degli inizi, gli slanci di costruire una comunità cristiana, gli sforzi per far partire iniziative che sorreggano il desiderio di vivere sempre più e meglio il Vangelo, sprona pure a mettere in campo diverse iniziative, che favoriscano la crescita  come Chiesa missionaria, in tutte le fasi della vita.
Per questo non manca la corale dei bambini (straordinaria e toccante), quella dei giovani, che sta per prendere consistenza  e infine, quella delle donne  che è veramente bella e sempre presente, sia la domenica che nella Messa dei giorni feriali.
La Festa del Corpus Domini ha dato l’avvio al gruppo  “Les enfants  de l’Eucharistie”: una cosa grande per l’innocenza di questi bambini e il desiderio di preghiera quasi innato, che essi  hanno.
Nella Chiesa Parrocchiale, non c’è ancora l’Eucarestia, perché non c’è a ancora il Tabernacolo e la chiesa abbisogna ancora di tanti lavori di muratura. Quando sono arrivata io, c’era ancora la terra come pavimento; ora hanno fatto una gettata di cemento, con qualche offerta che la comunità ha messo insieme, Così, piano, piano vanno costruendo la Chiesa di pietra, assieme a quella del loro divenire sempre più credenti in Cristo…
Ultima bella e nuova realtà nella missione qui a Nadota è aver realizzato un progetto per le vacanze dei bambini (dai 2 anni ai 12 anni); chiudiamo un occhio, libera iscrizione,  bambini in schiena alla sorellina di 8-10 anni e via dicendo, degli animatori ben motivati, affiancati da giovani mamme con la sottoscritta che cerca di tenere insieme gioiosamente tutto e tutti. I bambini, divisi in gruppo, con un foulard che li distingue, si alternano nei vari giochi, pensati secondo l’età, nelle diverse mattinate, per tutto il mese di luglio. Vorrebbe essere una specie del nostro Grest, con un tema  da tener presente: 

3 j j j -   Nadota,   esprimono il nome della Parrocchia di Nadota: Santa Trinità, e Gesù, gioia, gioco. 

Gli animatori portano una specie di pazienza con stampata questa scritta, alla quale si deve far riferimento nella giornata. Una piccola merenda chiude l’incontro giornaliero. Per tutti è una grande novità ed è vissuta con tanta gioia….
Vogliamo preparare l’accoglienza  (come qui sanno fare bambini e giovani) delle sei  persone che verranno in Benin a fine luglio… tutti già sanno ed attendono a livello parrocchiale.  In definitiva, ogni giorno è un grande giorno che ci impedisce di dormire, a motivo a volte della pesantezza del caldo.  Ci sentiamo rigenerati, specie in questi ultimi giorni, oltre che dalla gioia, dalla semplicità  che ci circonda, l’arrivo dell’acqua,  zampillata dal pozzo, a 70 metri di profondità; era di un color rosa, in mezza ad una specie di sabbia, somigliante al sale grosso, color violetto. Si è fatto una grande festa  con tutta la Comunità, perché la Parrocchia, oltre alle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, ha l’acqua potabile. La cosa ancora di grande pregio, è che l’acqua  è distribuita con la forza dei pannelli solari, i quali ti liberano dal pagare la bolletta dei consumi…
All’annuncio di aver  toccato l’acqua a quella profondità, gli scavatori mi hanno chiamato con una gioia grande; infatti gli abbiamo visti tante volte veramente affaticati  e ansimanti per la pesantezza del lavoro, dicendomi: “ma soeur , il y a l’eau” (suora c’è l’acqua)…Nel villaggio è risuonato il suono della tromba da parte di Don Mario e tutti in un attimo sono venuti a conoscenza del grande dono. Per questo all’indomani, senza preparativi e annunci si è formata una grande processione con tan tan e tamburi, partendo dalla parrocchia fino al pozzo, nel quale è stata gettata una corona del rosario con la scritta dell’avvenimento.  Poi la benedizione dell’acqua  zampillante, che è stata data al villaggio nel giorno del Cuore Immacolato di Maria, di cui la gente è molto devota e definita da Dante,  proprio così “Maria…tu sei di speranza fontana vivace”. Per godere dell’acqua, ci vuole il  castello (12 mt. di altezza) con la cisterna che la solleva  e la distribuisce alla casa. Anche questo ha raggiunto la sua meta. Così tra una preoccupazione e l’altra, e  un darsi da fare, allo scopo di dare  senso, sapore, consistenza alla missione che fa i suoi primi passi, il Signore ci dona delle gioie pure e semplici come lo sono i bambini e la gente, in genere, del villaggio di Nadota che di continuo andiamo dicendo e sperimentando che è buona.
Pensiamo che lo scritto nella sua lunghezza non vi abbia annoiato, ma caricato di tanta buona volontà per non lasciare nulla d’intentato per il bene dei fratelli, specie meno fortunati.
Continuiamo insieme ad essere missionari, dove il Signore ci ha piantato, come continua a dirci Papa Francesco, nel vivere con gioia il Vangelo. Saluti  ed abbracci a tutti, unito al grazie nostro e di tutti i fratelli in Cristo.

Suor M. Paola

Nadotà,  1°  luglio 2014

Carissimi tutti,
Con gioia vi mando notizie dalla parrocchia di Nadota...viaggio ottimo; ad accogliermi all'aereoporto e' venuta una delegazione, quindi potete immaginare quale cordialita'.  Ieri, festa dell'Ascensione ci sono stati tutti i riti dell'accoglienza...il grande coro dei bambini e' stato veramente commovente; le loro danze hanno espresso tutta la gioia di avermi con loro. I grandi, hanno fatto a gara per esprimere il loro benvenuto. Il clima e' diventato buono; si respira e si dorme bene...la gente e' piena di premure per mettermi a mio agio. I giovani sono in grande fermento per rimpiazzare il "grande coro insieme". E' una   bellezza vedere la loro carica motivazionale. Don Mario e' sempre carico d'entusiasmo perche' i vari gruppi proseguano in armonia...
fra poco sara' pronta l'acqua corrente. L'impianto elettrico funziona COI pannelli solari...va a verificare la tenuta della carica... I lavori di rifinitura  richiedono ancora del tempo e del denaro...Il tutto e' un vero miracolo pero' per la generosita' della diocesi e degli amici bresciani...siamo nella linea di papa Francesco: aiutare i poveri ed evangelizzare...
Con i sacrifici di molti e con vero spirito missionario, tutto e' possibile ed arrivare dove il Signore vuole e far camminare il Vangelo...
Nel prossimo scritto vi manderemo delle foto.
Un abbraccio e avanti sempre. Don Mario vi abbraccia.. Sr Paola super wonder sister dmn

                

 

 

 

                                                                        MARZO 2014

 

Un anno con papa Francesco - clicca sull'immagine per leggere l'articolo

 

 

A   “CASA GABRIELLA” importa 
tutta questa lunga fila di 
“SENZA”




 

Nei caotici crocevia delle grandi città, dove con facilità vengono a crearsi masse di abbandono e d’indigenza, di problemi umanitari di varie dimensioni, di privazioni  difficilmente descrivibili, per fortuna, Dio suscita tanti volontari/e, potremmo meglio dire, tanti "buoni Samaritani".

   
                                              

Questi, in forza di una speciale chiamata alla carità, inventano e promuovono, concretizzano senza etichette, senza spot pubblicitari, senza porre regole di protocollo, senza diritti di precedenza, luoghi di servizio e di accoglienza. La sola carica che li anima, è il dovere che scaturisce dall’incessante Incarnazione della Parola di Dio, la quale  non cessa di annunciare con forza: “gli ultimi saranno i primi” e “tutto ciò che hai fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’hai fatto a me” (Gesù).

                                                                                            


 


Così nel susseguirsi del tempo, nel silenzio del dono, una lista anonima di volontari/e, si muove di giorno, di sera, di notte, in spazi pubblici o in aree abbandonate, fra case diroccate o sotto tettoie di lamiera. E ancora li ritrovi sotto i ponti, dove scorrono raccolte d’acqua stagnante, sulle panchine dei giardini pubblici, in mezzo a vicoli segnati da un forte degrado, dove i topi trovano la loro abitazione privilegiata.        

Proprio fra tutta questa precarietà, i Volontari di “Casa Gabriella”, intessono dialoghi, colmano vuoti materiali e morali, si fanno compagni di viaggio nell’affrontare le più tristi emergenze umanitarie. Così diventano creativi nella carità, nei confronti di un’umanità debole, che continuamente t’interpella, perché qui la carità, non va con l’orologio e l’amore, non viaggia con gli orari degli sportelli aperti al pubblico.

In questo panorama umanitario sei raggiunto dall’obbligo di camminare sul binario: accoglienza ai poveri. Questa significativa presenza, raggiunge continuamente ogni appassionato della carità di strada, della carità firmata con la domanda: “dov’è tuo fratello?, dov’è tua sorella?”.


Da qui scaturisce il conseguente impegno di porre ogni sforzo nel dare la risposta più vera e dignitosa per ciascuno che incontri, nel servire un’umanità debole ed emarginata, per dare parola a chi, è stato tolto il diritto di parola.

In mezzo a tutto questo evolversi della storia, con tutto il suo carico di problematiche che l’hanno segnata e la segnano, una piccola, ma significativa realtà ha poste le sue fondamenta a Brescia nel 1991, “Casa Gabriella”.

                                                              

E  subito, vincendo tanti limiti, si è fatta animo ed ha puntato alto: innanzitutto, nel farsi carico ed acquisire precisa consapevolezza  dei diritti dei bambini: neonati, abbandonati, non identificati nelle nostre Anagrafi, perché, come i loro genitori, clandestini, ma da noi doverosamente riconosciuti, accuditi, perché convinti che i loro nomi sono scritti in Cielo.

Ne è scaturito il diritto all’accoglienza, senza discriminazioni: fossero essi italiani, immigrati o famiglie Rom (specie i bambini) (Nomadi): questi, sotto molti aspetti, con una valenza ancora minore e maggiormente rifiutati, perché Apolidi (cioè senza patria di riferimento).

 

All’accoglienza dei piccoli, è scaturito il supporto materiale e morale  alle loro famiglie, là dove c’erano o ci sono; così pure alle mamme sole, solitamente angosciate da profonde e dolorose solitudini, limiti e privazioni.

“Casa Gabriella”, diventa così, sempre più un luogo di rinascita, attorniata da una rete di carità, da un cordone protettivo, che fa, nel limite delle sue possibilità, da sbarramento al degrado umanitario insorgente, specie dai volti e dalle vite più tradite, sfruttate, schiavizzate  e,  perfino vendute sulle strade e in locali delle nostre città, ad una forza brutale disumanizzante.

                                                                 

“Casa Gabriella”, in un crescendo continuo, e sempre più variegato di emergenze, diventa il luogo dove vengono a confluire persone di ogni età e provenienza, cultura e religione che potremmo definire “SENZA”: senza nome, senza padre, senza madre, senza famiglia, senza patria; senza tetto, senza letto,  senza cibo, senza lavoro; senza istruzione, senza educazione, senza protezione, senza affetto; senza diritti, senza progetti, senza ideali e spesso, senza Dio, perché vaganti in un mondo di ideologie, di principi, di norme comportamentali, spesso assurde e… spersonalizzanti.

                                                

“Casa Gabriella” IMPORTA tutta questa lunga fila di “SENZA”, a motivo di quella forza profetica che ha scorto nel suo ideale originario.  In virtù della stessa, nel suo avanzare,  lungo il dipanarsi dei suoi oltre 23 anni di donazione, ha sempre impegnato e messo a fuoco,  le migliori energie dei suoi generosi volontari. 

Per tener vivo  questo carisma, di tipico servizio, verso un’umanità di “bassa soglia”, circa il giudizio del mondo, ma di prima linea, secondo quello di Dio, “Casa Gabriella” non ha mai calata di tono, nella quotidianità dei gesti, impedendo così alla solidarietà, il rischio di perdere i colpi.

Anzi, nel suo procedere, il Centro di Prima Accoglienza “Casa Gabriella”, non ha lasciato nulla d’intentato, per coltivare e praticare la Carità, quella vera, che proviene da Dio e a Lui ritorna, attraverso il fratello accolto, servito, sfamato, vestito, visitato, sanato; anzi, ha respirato sempre più ad ampi polmoni, facendo appunto prevalere i diritti della carità, al di sopra di tutto.

                                                                                                            

 

In queste poche, ma intense righe, si è voluto esprimere quanto e, riferirci a quanti, in un quarto circa di secolo, si sono e si stanno dedicando, hanno sostenuto o vanno di continuo sostenendo, come servitori “buoni e fedeli”, Casa Gabriella”, nella sua vasta gamma di fruitori.

 

Ma una ulteriore e profondo motivo ci ha spinto a fare questo concentrato di bisogni e di servizi, di vuoti e di ricariche, di fallimenti e di rinascite.

Abbiamo voluto richiamare alla nostra mente e  rinfrancare i nostri sforzi, nel ricordo dei 170 anni della nascita al Cielo di  Suor GABRIELLA Echenos Bornati (12/02/1844 - 12/02/2014) dalla quale, “Casa Gabriella” ha tratto il nome e, ancor più, l’ispirazione per il suo specifico servizio di carità che, se volessimo definirlo con le parole di Papa Francesco, è tutto rivolto alle “periferie esistenziali”.

In questa significativa ricorrenza, vogliamo imprimere nella mente e nella quotidianità del nostro servizio di volontariato, le poche note che leggiamo scritte, in riferimento alla sua persona:  

“In Gabriella «come era piissimo il cuore, così era una mente chiara perspicace, pronta e, insieme, cogli slanci della carità, tutta quella franchezza di proposito e salda costanza, che non si trovano se non in chi vuole il bene e vi corre compreso dall'altezza dei suo scopo con la coscienza di un superno aiuto».

La sua personalità rifulse per l'ingegno e l'energia dello spirito, per la sua schietta umiltà, per la sua vigile prontezza, per il dominio di sé, per la sua generosità assidua e infaticabile, per la nobiltà d'animo, la modestia, la carità e prudenza”.

 

 

Chiediamole che doni a tutti coloro che, a diverso titolo, operano a “Casa Gabriella e per la stessa, quella personalità che la distinse nel vivere, specie con slancio, franchezza e salda costanza la carità.

                                                                  

A questa nostra protettrice affidiamo fiduciosi “Casa Gabriella” perché non venga meno nei suoi volontari la gioia del dono, per una “MISSIONE SENZA FISSA DIMORA”, perché sappia andare là dove il bisogno chiama, aperta a “STRADE SENZA NUMERI”, allo scopo di aprirsi sempre più  ad una “MISSIONE SENZA FRONTIERE”.

Con coraggio proseguiamo sui percorsi intrapresi, perché, come dice don Antonio Mazzi, grande testimone della carità, dei nostri giorni: “Chi cammina è sempre giovane. Chi cammina è sempre nuovo”.   



                                     GENNAIO 2014      

 

 

MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO

per la Giornata Mondiale della  Pace - 2014


“In questo mio primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, desidero rivolgere a tutti, singoli e popoli, l’augurio di un’esistenza colma di gioia e di speranza.

Nel cuore di ogni uomo  e di ogni donna alberga, infatti, il desiderio di una vita piena, alla quale appartiene un anelito insopprimibile alla FRATERNITA’, che sospinge verso la comunione con gli altri, nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare ...

La radice della FRATERNITA’ è contenuta nella paternità di Dio…la quale è generatrice, dunque, di FRATERNITA’…aprendo gli uomini alla solidarietà e alla condivisione operosa..

Nella famiglia di Dio, dove tutti sono figli di uno stesso Padre,  non vi sono “vite di scarto”.

Tutti godono di un’eguale ed intangibile dignità..

La mancanza di fraternità tra i popoli e gli uomini è causa importante della povertà...  pertanto,  la fraternità,  è premessa per sconfiggere la povertà.                                                               

 La fraternità spegne le guerre e genera Pace, vince l’egoismo individuale.

La  fraternità aiuta a custodire  e a coltivare la natura, che è un dono comune e siamo chiamati ad amministrarla responsabilmente. E’ necessario allora trovare i modi affinché tutti possano beneficiare  dei frutti della terra.

Conclusione: la fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata e testimoniata.

Ma è solo l’amore donato da Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternità”.

                                                                                         Papa FRANCESCO


 


MESSAGGIO DI PAPA FRANCESCO

 PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO

 (19 GENNAIO 2014)


“Cari  fratelli e sorelle!

Il crescente fenomeno della mobilità umana emerge come un “segno dei tempi”.

Nonostante i problemi, i rischi e le difficoltà da affrontare, ciò che anima tanti migranti e rifugiati  è il binomio FIDUCIA e SPERANZA.

Essi portano nel cuore il desiderio di un futuro migliore, non solo per se stessi, ma anche per le proprie famiglie e per le persone care. Per questo il tema scelto per la Giornata mondiale di quest’anno  è:                                       

Che cosa comporta la creazione di un

mondo migliore”?

Orienta alla ricerca di uno sviluppo autentico ed integrale, a operare perché vi siano condizioni di vita dignitose per tutti, perché trovino giuste risposte le esigenze delle persone e delle famiglie, perché sia rispettata, custodita e coltivata la creazione che Dio ci ha donato…

Il mondo può migliorare soltanto se l’attenzione primaria è rivolta alla persona; se la promozione della persona è integrale, in tutte le sue dimensioni; se non viene trascurato nessuno…

Se è capace di passare da una cultura dello “scarto” ad una cultura “dell’incontro e dell’accoglieza”.

Guardando alla realtà dei migranti e rifugiati, vi è un ulteriore  elemento che vorrei evidenziare nel cammino di costruzione di un “mondo migliore”, ed è quello del superamento di pregiudizi e precomprensioni, nel considerare le migrazioni, le quali no di rado, suscitano nelle popolazioni locali sospetti ed ostilità…

Cari migranti e rifugiati, non perdete la speraza che sui vostri sentieri possiate incontrare una mano tesa, che vi sia dato di sperimentare la solidarietà fraterna e il calore dell’amicizia.

A tutti coloro che dedicano la loro vita e le loro energie al vostro fianco assicuro la mia preghiera…”                                                  


Papa FRANCESCO                 

                       DICEMBRE 2013



                            ”ANDARE ALLE PERIFERIE ESISTENZIALI…”  (Papa Francesco)

 

“Il modo vero di servire i poveri,  

non è partire dalla loro povertà, in senso sociologico,  

ma partire da Cristo povero”

(Mons.Crepaldi vescovo di Trieste)


Dando vita agli “IMPUT” di Papa Francesco, “Casa Gabriella” ha voluto porre un segno, alla sua portata, nell’ambito in cui normalmente opera, per la  conclusione del “Bicentenario della nascita di Paola di  Rosa.                                   Così si è interrogata: “Cosa farebbe oggi S. Maria Crocifissa, di fronte agli emarginati della storia?  

La “fantasia della carità” (Benedetto XVI), ci ha suggerito quale piccola attenzione avremmo potuto mettere in atto per raggiungere quei fratelli che sappiamo vivere allo sbaraglio, senza fissa dimora, senza sicurezza alcuna per l’oggi e tanto meno per il futuro…

Quindi il 6 novembre, di buon mattino, alcuni volontari hanno messo in piedi un bar volante: due tavolini di plastica che si aprono e chiudono al bisogno, qualche termos con del thè bel caldo, un buon numero di briosches, qualche cioccolatina e marmellate, per rendere la colazione più gradita; il tutto completato  da tanta benevolenza, da parte dei baristi improvvisati.

Al “Breakfast” (colazione) abbiamo aggiunto un paio di calze, perché dopo il thé caldo, anche i piedi fossero 

caldi, un pacchetto di fazzoletti, per i loro tanti usi e l’immancabile “bilama, usa-getta”, perché per la strada non ci sono ancora gli attacchi per il rasoio elettrico.

Questo voleva essere il  “mitico” pacchetto dono, per condividere la festa di Compleanno.

Quale sorpresa per i nostri amici  e quale gioia per noi volontari, trovarci per la prima volta a fare questo servizio, pronti ad accoglierli, spesso dal loro disumano risveglio, perché forse qualcuno, buttato giù di fretta  da un sedile del treno in sosta,  prima dell’alba;  oppure, con tanta fretta, lasciato un luogo abbandonato, per non farsi trovare ad occupare quello spazio… o per altri ancora, usciti da qualche cartone, spazio notte, di facile accesso, o scattato da qualche panchina, resa ancora più rigida per la temperatura notturna …

Dove abbiamo realizzato questo sogno povero, per i poveri?

In quale locale ci siamo collocati, perché fosse riconoscibile e raggiungibile da tutti?  

Charitas Christi urget nos “ che per noi si trova abitualmente  alla stazione ferroviaria di Brescia, sotto la tettoia, al termine del porticato d'ingresso alla stessa.

Luogo a noi e ai nostri utenti molto noto, perché normalmente durante il nostro servizio ci ripara un poco dal caldo, d’estate o dalle rigide sferzate d’aria o dalla pioggia, d’inverno.


Ovviamente questa nostra presenza, non pubblicizzata in anteprima, ma a lungo pensata e organizzata, è stata una sorpresa, quindi ha interrogato questi nostri fratelli che ci hanno circondato, molto compiaciuti.

Abbiamo spiegato loro che si trattava di festeggiare il Compleanno di “una persona grande nella carità e che compiva oggi 200 anni:

S .Maria Crocifissa, fondatrice delle suore “Ancelle della Carità”, con la Casa Madre in Via Moretto 33.

Ovviamente una domanda d’obbligo è scaturita dai nostri amici: “Tutto questo, quando ancora?” Il Compleanno  della carità, vorremo riviverlo ogni volta che la Provvidenza metterà a nostra disposizione altri pacchetti dono e altri generosi volontari, disposti a dare nuovamente un “buongiorno” caldo e dolce, al bar volante….a tanti nostri fratelli meno fortunati di noi.   Questa scarna spiegazione li ha portati con facilità a  comprendere che si trattava del luogo e delle persone che  ogni giorno “danno loro i panini” e dove vengono serviti i pasti la domenica. Quindi capito tutto!....

 

                              

 

sr. Maria Paola e Volontari “Casa Gabriella”

 

 

 


 

           Novembre 2013 

 

 MERCOLEDI’ 6 NOVEMBRE ORE 18.30

 Chiusura del Bicentenario della nascita di

 Paola Di Rosa

 Brescia – Santuario Santa Maria delle Grazie

Concelebrazione eucaristica

 Presiede il Vescovo di Brescia Luciano Monari


 






           

N. B.  In questa importante ricorrenza 

ricorderemo anche il  

22° Compleanno  di “Casa Gabriella” 

per dire, nella preghiera,  GRAZIE a Dio  e GRAZIE a tutti:

Volontari,  Sostenitori,  Amici e Simpatizzanti 

 

    



1813  
 



1824




1825





1830






1831




1833


1836



1838



1839


1840



1841

1843



1847



Paola di Rosa nasce a Brescia il
6 novembre: è la sesta dei figli
del cavaliere Clemente di Rosa
e della contessa Camilla Albani
di Bergamo.
Paola è colpita da una grave ma-
lattia tanto da ricevere l'estrema
unzione. Dopo un mese si ripren-
de; ma il giorno di Natale muore
sua madre all'età di 38 anni. 
In autunno Paolina entra nel col-
legio delle Suore di San Frances-
co di Sales. Studia discipline 
umanistiche classiche, francese,
si applica in pittura, calligrafia,
ricamo e cucito.
Termina gli studi in Collegio e
con grande responsabilità pren-
de in mano la conduzione della
casa paterna. Vive molto ritirata,
non partecipa alla vita mondana
cittadina. Si dà a ferventi prati-
che religiose.
Inizia ad occuparsi delle giovani 
lavoranti nella filanda di famiglia
sita ad Acquafredda, nei pressi 
di Brescia, e qui organizza anche
una missione popolare.
Inizia a soffrire, e di qui per lun-
go tempo, di peofonde crisi spi-
rituali e di fede.
Entra nell'ospedale di Brescia per
assistere i malati di colera, mor-
bo che ha colpito duramente la
città.
Fonda a Brescia una scuola per
sordomuti. Assiste le ragazze a
rischio morale nella Casa d'Indu-
stria.
Il 2 dicembre muore la sorella 
suor Maria Crocifissa delle Suore
di San Francesco di Sales.
Fonda la Pia Unione delle Signore
Spedaliere, di cui diventa Supe-
riora. Scopo della Pia Unione è 
l'assistenza negli ospedali.
Fondazione della prima comunità
fuori Brescia, a Cremona.
L'Istituto ha il riconoscimento 
del governatore di Milano. Viene
eretta la Casa Madre, a Brescia,
in contrada San lorenzino.
Prima approvazione di massima
della Santa Sede.








                            

 

 
  1848-
  1849



  1849


  1850



  1851

  1852












  1853

  1855




  1893


  1932

  1940



  1954





 

 

 

 

 

 

 

 


Durante la guerra del Piemonte
contro l'Austria, le Ancelle cura-
no i feriti nell'ospedale di Brescia
e sul  campo di battaglia a
Valeggio sul Mincio.
Assistenza a feriti bresciani e 
austriaci durante le dieci giornate
di Brescia (23 marzo - 1° aprile).
Il 13 febbraio, muore il cavaliere
Clemente di rosa. Viaggio a Roma
di santa Maria Crocifissa per avere
l'approvazione delle Costituzioni.
L'8 aprile, giunge il Breve pontificio
di approvazione.
Il 14 aprile, l'imperatore d'Austria
riconosce l'Istituto come congre-
gazione religiosa.
Il 18 giugno, ufficiale erezione ca-
nonica con cerimonia alla presen-
za del vescovo e del governatore.
Le Ancelle vestono l'abito religioso
Paolina prende il nome di Maria
Crocifissa e viene nominata Supe-
riora generale. Nel medesimo gior-
no ha inizio in Casa Madre 
l'adorazione perpetua diurna del
Santissimo Sacramento.
Fondazione della casa Collegio 
di Ragua (Dubrovnik).
Fondazione della casa di Spalato,
il 15 dicembre, a Brescia, muore 
Madre Maria Crocifissa. La com-
mozione è grande e la perdita 
per le Ancelle incolmabile.
Apertura del processo informa-
tivo sulle virtù di suor Maria Cro-
cifissa.
Decreto pontificio sulle virtù eroi-
che.
Il 26 maggio, Maria Crocifissa vie-
ne proclamata beata ad un secolo
dalla fondazione delle Ancelle della
Carità.
Il 12 giugno, Maria Crocifissa Di
Rosa viene proclamata santa da
Pio XII in piazza san Pietro a Roma.

 

                                    Ottobre 2013     

Abbiamo ripreso un nuovo anno sociale, come si dice, anche se “Casa Gabriella” non chiude mai, perché il servizio ai poveri, visto da tutta la vasta gamma di bisogni, è sempre interpellata e cerca come può, di dare le sue piccole, ma pensiamo significative risposte.

Quello che riparte è il servizio Nido, visto come supporto alla famiglia a motivo di ridotte relazioni parentali o per difficoltà concrete di ragazze madri…
Ottobre, ormai conosciuto come mese Missionario, ci stimola a fare e guardare sempre più in là e a vedere il mondo e i bisogni con uno sguardo sempre più ampio.
Quindi, vi presentiamo un gruppetto dei nuovi arrivati al Nido e a seguire un foglio: “ottobre 2013 – per annunciare ai poveri il Vangelo”

 

 Don Mario Neva - quibresciabenin  


 ottobre 2013 – per annunciare ai poveri il Vangelo

                                                    

                                                                  clicca sul testo per ingrandirlo


Ringrazio tutti coloro che, in diversi modi, hanno accompagnato la nascita di questa nuova impresa di evangelizzazione e di servizio per i più poveri. Mentre raccomando la generosità per tutte le iniziative nelle quali siete già coinvolti, vi trasmetto i numeri di conto-corrente attraverso i quali potrete offrire il vostro contributo concreto  per la realizzazione dei nostri progetti. Si possono inviare offerte anche attraverso Il Centro Missionario Diocesano e Cuore Amico…

don Mario Neva                              

Ubi Banca Brescia

IBAN IT4000350011202000000008537

 

BANK OF AFRIKA BENIN                                                                                      

BJ061  08001  04135300007                                                                                

IBAN BJ66 BJ06 1080 0100 4135 3000 0769                                                      

SWIFT AFRIBJBJXXX

E’ nostra intenzione aprire un piccolo Centro di Accoglienza per i volontari che presteranno in diversi periodi la loro opera di servizio in BENIN. L’idea è quella di fare del BENIN la nuova missione della Diocesi di Brescia in terra d’Africa, a 50 anni dalla fondazione di Kiremba.

 

Per contattare l'organizzazione BresciaBenin clicca quì


                                Settembre 2013

Riprendiamo le nostre lettere mensili, mettendo a fuoco, qualche piccola informazione e aprendo un po’ anche lo sguardo su quanto accade anche un po’ più lontano da noi, per aiutarci a vivere meglio, con più larghezza d’animo, con uno sguardo verso chi ha problemi di sopravvivenza forse maggiore dei nostri, ma che vive con un abbandono in Dio Provvidenza, a volte commovente, e ci fa scuola…

Ecco perché riporto una pagina che ci è giunta dall’Africa, da parte di Don Mario Neva (Benin) dove ora si trova a fare il Missionario per conto della nostra Diocesi, inviato dallo stesso nostro Vescovo. Sul fondo pagina, come al solito, alcune foto sui movimenti estivi di Casa Gabriella. 

  

 

L'arcobaleno


Certamente non occorreva venire in Africa per scoprire che Dio crea ciascun essere umano a sua immagine e somiglianza. Nondimeno questa mattina la cosa mi è apparsa molto chiara.  E' piovuto durante la notte … la temperatura è scesa, ma, nelle case non isolate termicamente, la temperatura resta afosa, con tasso di umidità sempre elevato. L’effetto è che la pelle pizzica, qui, là, sotto, sopra… è per questo che l’anno scorso per scherzo ho chiesto agli stagier di piazzarmi un albero con la scorza ruvida in camera. Il cielo all’alba è un caleidoscopio di colori, la terra si gira senza sobbalzi verso il sole e i colori variano dal rosso intenso all’azzurro chiaro … i miei amici  africani hanno freddo, alcuni sono vestiti con una cuffia di lana e vedo anche delle giacche a vento… sul percorso…cento metri dalla Casa alla Chiesa, incontro Elvire con la sua mamma … per un momento penso ad una apparizione di angeli… Elvire  esile, piccola di statura, ha 11 anni, due grandi occhi, domenica scorsa ha letto con un buon francese la lettura della messa… una cosa davvero sorprendente, l’intelligenza che si esprime con un potenziale così elevato in un corpo minuscolo, ancora di bambina… ho pensato immediatamente che abbiamo una grande responsabilità verso le nuove generazioni che crescono… alla fine della messa le ho dato una corona del rosario con l’effige del Comboni, incitandola a continuare… mi ha cercato il giorno dopo. Per poter fare la comunione (domenica prossima) occorre possedere la Bibbia e vestire il pagne, in tutto fa circa 15-20 euro compreso la festicciola in famiglia … Padre, mio papà mi ha detto che quest’anno non ha il denaro sufficiente, e che non farò la comunione … Elvire, non è possibile che tu non faccia la Comunione domenica, dobbiamo fare qualcosa …! Facciamo così, tu parli con i tuoi genitori e di’ loro:…il padre mi aiuta ma vuole sapere quale è il vostro contributo, lui aggiungerà quello che manca…hai capito bene quello che devi dire? Devi essere sempre coraggiosa, il Signore vuole che tu faccia la comunione…sì ho capito…! Quanti fratelli hai? Quattro, io sono la più grande…  Il giorno dopo è tornata con la mamma, una giovane donna sorridente alla quale ho spiegato la cosa…ditemi come volete impegnarvi…Elvira traduce, la mamma non comprende il francese, aggiungo, …Elvire, dì a tua mamma…che hanno un grande tesoro in casa e che devono custodirlo bene…non sono sicuro che Elvire abbia tradotto esattamente … il giorno dopo Elvire torna con 2000 cfa, sono 3,5 euro … mia mamma mi ha dato questo…bene molto bene, ascolta, domani mattina vieni a prendere la Bibbia, adesso ti diamo il ‘pagne' per fare il vestito’e un po’ di denaro per la festa con i tuoi fratelli e amici … questi duemila CFA invece devi distribuirli ai poveri che conosci…conosci qualcuno che ha bisogno? Sì! Ebbene ricordati che tutte le volte che riceviamo Gesù, Gesù ci chiede di aiutare i poveri,…hai capito bene? Sì ho capito! Interviene Georges lo stagier:… è meglio cambiare i 2000 CFA in quattro da cinquecento è più facile distribuirli…grande idea Georges…lo vedi …  siamo diventati una grande organizzazione!?

E così questa mattina Elvire è arrivata ancora una volta con la mamma che ha cominciato a ringraziarmi in francese ripetutamente, certamente non avrà capito che sono io a dover ringraziare e a benedire il giorno in cui sono arrivato qui per ricominciare a vivere daccapo… ma le sorprese non sono finite, la luce radente del sole, nel cielo azzurro, subito dopo la pioggia, ha stampato uno splendido arcobaleno, proprio prima della messa… giornata luminosa dunque, con il ricordo di san Tomaso Apostolo, quello che prima di credere ha voluto vedere e toccare di persona… noi privilegiati con la Divina Eucaristia, e con gli sguardi luminosi della gratitudine e della semplicità dei bambini. L’ateismo è una esperienza soggettiva che bisogna capire in profondità…ma, in sostanza, è una forma di ignoranza, talvolta accompagnata dalla sofferenza, e talvolta dalla presunzione, dalla stupidità e dalla corruzione.

L’Africa è il regno dei bambini. La maternità è vissuta con una semplicità e aderenza alla vita davvero singolare. Non mancano problemi, talvolta gravi …se da un lato occorre sfuggire a tradizioni che vanno contro il buon senso, soprattutto in territorio ‘magico’, dall’altro avanza una modernizzazione selvaggia, soprattutto nelle grandi città.  Rose e Judith, 7 e 9 anni, sono sdraiate sulla panca davanti all’ufficio parrocchiale…i genitori hanno divorziato. La mamma è a Cotonou e il papà a Houidah. Il padre non vuole lasciare i figli alla madre, dunque li ha portati dalla nonna che abita a trecento metri dalla parrocchia…i vicini di casa trovano la cosa alquanto strana e sospettano che le due bambine, che hanno la sola colpa di avere due occhi abitati da una luce divina, abbiano a che fare con la sorcellerie, la magia… quando  questa idea si fa strada la vita dei bambini è seriamente minacciata e la loro vita diventa impossibile.

Stiamo dunque decidendo insieme che cosa fare…nell’attesa sono ospiti in parrocchia,… ho dato loro un po’ di oggetti che suor Paola mi ha lasciato prima di partire… il loro sorriso dopo i momenti di paura ed angoscia mi può bastare per i prossimi 35 anni…è così che ogni giorno si diventa papà di qualcuno con l’idea chiara che l’egoismo degli adulti, il mio egoismo soprattutto, è la vera tragedia della storia umana. Ma l’egoismo umano non è in grado di mettere in discussione la paternità di Dio e la sua divina onnipotenza, ed è questo il nostro messaggio. Quando leggo, quotidianamente, le notizie dall’Italia e dal mondo, mi rendo conto che l’egoismo, la vanità e l’esibizionismo degli adulti, ci impediscono, in Africa come altrove, di pensare il futuro con un grande arcobaleno stampato nel cielo.

 Casa Gabriella

"aperta per ferie"


Il Vangelo spesso ammonisce che per stare al seguito di Gesù bisogna andare contro-corrente… Papa Francesco non fa che ripeterci che “il cristianesimo non deve essere una religione da etichetta, ma impegno che va dritto alla sostanza…”                     

E ancora: “siate coraggiosi e capaci di andare controcorrente”.

Percorrendo queste linee e volendo scendere  più in profondità a cogliere e a vivere quanto forse conosciamo a livello scritturale, ma un po’ meno a livello pratico, abbiamo voluto metterci alla prova.

Ed ecco allora che un buon gruppo di volontari che già operano durante l’anno a “Casa Gabriela”  per il servizio diurno, ed altri che si adoperano per il sevizio serale, specie nei confronti dei più bisognosi, soli, rifiutati e via dicendo…hanno invertito la scritta di routine che, specie nel pieno dell’estate, si presenta  scritta sulla porta di parecchie ditte, associazioni, negozi, attività varie: “chiuso per ferie”.

Ci siamo guardati, ci siamo interrogati, ci siamo detti: proviamo a vedere se possiamo invertire la  rotta, entrata ormai d’abitudine nel nostro contesto sociale, specie nel mese d’agosto”. Infatti, si nota che in questo periodo le diverse porte che durante l’anno sono aperte per dare risposte,  il più possibile esaustive ai  numerosi  bisogni di chi vive nel disagio, primario il cibo, docce, vestiario ecc.,  battono ritirata. Capiamo che tutti hanno bisogno di allentare un poco la corda, ma nel mondo del volontariato dovremmo essere capaci di ruotare nel servizio, perché  ci dovrebbe essere noto che il disagio  di tanti fratelli non va in vacanza e tanto meno, la fame… e alcune altre realtà necessarie alla sopravvivenza!

Durante quest’estate ci sono state tante preoccupazioni per i cani randagi, i cani abbandonati, i cani avvelenati e via dicendo…ma per chi anche nel nostro paese e, in specie nella nostra città, durante il mese d’agosto soffre il caldo, la sete, la fame ed altre privazioni, è randagio come un cane, non abbiamo  colto grande compassione e attenzione  nei confronti degli stessi. Se mai tanti borbottamenti e a volte,  giudizi poco simpatici per chi, con vero senso di altruismo si dà da fare…

Ciò nonostante, un bel gruppo di volontari , non ha  incrociato le braccia, ma a gara si è dato parola per essere presente, per preparare panini  e bevande, per insacchettare, per distribuire, per scambiare qualche parola…Tutto allo scopo di far sentire  meno pesante quel cumulo di solitudine che sovente accompagna tanti nostri fratelli. Tanti sono nostri connazionali e parecchi sono immigrati sui quali la lontananza anche geografica dai Paesi d’origine, pesa in tanti modi  sulla loro esistenza.

Per venire alla concretezza degli impegni presi, ogni sera, dei volontari, sempre puntuali , sono venuti a “Casa Gabriella” per caricare sulle proprie macchine, casse di panini, ceste di frutta, contenitori  di bevande e ancora pacchetti e pacchettini,  per questo o per quello, per chi non mangia maiale (musulmani), per chi non mangia mucca (indiani) e quant’altro, il tutto relativo al  “menù da piazza”, e quando piove,  al menù da “sottotetto  ferroviario” .   Il servizio, da quanto si può cogliere, non ha nulla di tecnologico, ma ha tutto di evangelico, perché  si connota di semplicità , di disponibilità, di accoglienza, di amicizia…

Pensiamo sia un buon contorno ad un pasto di questo tipo… 

E’ commovente a volte sentire quel “grazie della disperazione”.

Infatti, quante piccole storie (per brevità di racconto, non per densità) abbiamo raccolto che potremmo definire di annientamento della persona. Una fra tante: “Suora, fino a qualche mese fa,  fino a qualche tempo fa stavo bene; avevo lavoro, casa, anche una macchina, ora sono qui senza più un soldo in tasca;  poco a poco, venendo meno il lavoro, ma dovendo sopravvivere io e la mia famiglia, mi sono ridotto così, come vedete… Per fortuna che ci siete voi”.

Testimonianze da lacrime e da meditazione prolungata…

Per tutta risposta da parte nostra, uno sguardo silenzioso, cercando di far cogliere che portiamo  in noi  questa loro  sofferenza, facendo quel  pochissimo che ci è dato di fare, essendo noi dei volontari, delle lunghe braccia della Provvidenza. Raccogliamo e doniamo con tutta la nostra limitatezza, sapendo però che quel poco, messo a disposizione dei fratelli bisognosi, sono piccoli segni di amicizia, di vicinanza, di fratellanza che supera ogni diversità umana e mette un briciolo di speranza per un futuro migliore. Questo impegno svolto da un volontariato responsabile, senz’altro si è rivelato tipicamente cristiano, quasi a suggellare quanto emerge in continuità dai discorsi di Papa Francesco: “essere preso  dell’inquietudine  verso gli altri, dalla spinta ad amare e a farsi carico veramente dei fratelli  che soffrono”.  Ed  ancora sembra suggellare quanto disse in un altro suo discorso:

“Non rimaniamo chiusi in noi stessi..siamo chiamati ad essere sempre in cammino verso gli altri”.                              

A conclusione di queste nostre ferie-lavoro , ci paghi e ci appaghi quanto scrisse il teologo Ermes Ronchi, commentando il Vangelo della XXII domenica del tempo ordinario (anno C-domenica 1° settembre): “Dio regala gioia a chi produce amore”.